Egitto, riaffiora dalla sabbia la Città d’oro perduta.

 …un miraggio reale di 3000 anni

I minuscoli granelli sabbiosi si sono infiltrati tra gli ingranaggi dei secoli, immobilizzando il loro perpetuo incastrarsi. Gli attimi scanditi da una clessidra mai rivoltata nel tempo. Tossicchiando, affamata d’aria, con la bocca impastata di sabbia macinata, l’antica città perduta di Aten appare in Egitto. Erano 3000 anni che il tappo sabbioso imprigionava come in un barattolo di luce aggrumata “la città d’oro perduta” risalente al regno di Amenhotep III. Il sovrano, nono re della XVIII dinastia che governò l’Egitto dal 1391 al 1353 a.C. diede così vita alla più grande realtà amministrativa e industriale dell’era dell’Impero egiziano. L’oceano dorato sommergeva diverse aree: una panetteria, una zona di preparazione dei cibi e il quartiere residenziale. Tra le alte mura zigzaganti di fango pare di rivivere il serpeggiante calpestio di piedi affannati nel continuo creare, il graffiare dei granelli sotto i passi affamati d’ aria. Custoditi per migliaia di anni nel guscio caldo di sabbia, uno scrigno geloso del tempo, accoglieva: anelli, scarabei, vasi di ceramica colorata e mattoni di fango. Il vento leggero trascina ancora dietro di sé gli strascichi di silenziose preghiere plasmate da sciami polverosi che si posano stanche sulle tombe scavate nella roccia, strappate all’oblio. In un miraggio ondulato di sole, ingannatore della mente confusa, sembra di scorgere gli occhi spalancati di sole del Dio Ra riaffiorare dagli abissi di sabbia.

                                                Maria Paola Puoti