Le Fiabe

Sono piume variopinte di parole...  

Le fiabe sono piume variopinte di parole che si annidano in cuori incolori di vita. Ricami dell’anima in cui accantucciarsi quando il mondo è grande e ci si sente persi. In tempi lontani macinavano passi tramandandosi di occhi in occhi, rubando vite trascorse in gesti senza nome. Nate per l’oralità erano custodi di emozioni passate e istruzioni per occupare il mondo. Il termine “fiaba” deriva dalla parola latina fabula che a sua volta deriva dal verbo fari che significa: dire, parlare. Seduti davanti allo scoppiettante focolare, i nonni pazienti in barbe di lana, carezzavano le guance curiose dei nipoti con storie senza radici a vivere luoghi infiniti. Impossibile è contare le rughe delle fiabe e dargli un’età. Si pensa che le più antiche siano sorte in India tra le tinte accese delle sete e le polverose spezie che impregnavano l’aria.

La cura per la letteratura fiabistica si fa risalire al diciannovesimo secolo, in cui le parole iniziavano a vestirsi d’inchiostro e i personaggi di carta a respirare. Pionieri furono i due fratelli Grimm, d’origine tedesca, tra la fine del 1700 e la prima metà del 1800. Si calarono nei linguaggi vivi della gente a mutargli le vesti vuote e riempirli di pagine. Le fiabe abitano nascoste le stagioni dell’uomo che sarebbe, altrimenti, solo storia senza racconto.

                                                                    Maria Paola Puoti