Charles Baudelaire

Anima nera vestita di poesia.

 Charles Pierre Baudelaire, (Parigi 1821-1867) fu: scrittore, poeta, giornalista, critico letterario e d’arte. Anima nera vestita di poesia, esponente chiave del “simbolismo”, fu uno dei più importanti poeti del XIX secolo. Riversò l’amaro gusto del vivere nel capolavoro di tutta la sua nuda poetica, “I fiori del male”, edito nel 1855 e sottoposto all’occhio tagliente della censura. Acuto lettore di vite, condannò il suo eccessivo “sentire” per tutto l’arco della propria buia esistenza. Vate poeta, riusciva ad ascoltare i graffianti silenzi della natura velenosa e plasmarli in parole. La scelta del titolo rimanda al “fiore”, figlio della terra, faccia aperta di una natura che è tempio incomprensibile di “male”. La bellezza non può nascere che dalla sofferenza. La profondità del “sentire” ingombra i gusci vuoti di dolore provato. L’angoscia di vivere, trascinata in passi stanchi di battiti, cammina tra le parole di “Spleen”, formidabile componimento dell’opera. Apolide di geografie, ritrovava la sua terra solo in se stesso, abitante di sogni, rifugiandosi nelle piaghe segrete di un io sognatore. Sospeso in bilico, come un funambolo, su un’altalena oscillante d’orrore e d’estasi. Il credo fedele nella visione fantasma di un mondo onirico, inafferrabile come un sogno stanco di sonno al risveglio. Sottile artificio di una mente sconosciuta al mondo che si lasciava trascinare dalle tempeste del cuore, incurante di un appiglio salvifico. Con gli occhi della mente, lo si potrebbe scorgere tra le sinuose colline francesi. Lo sguardo perso al cielo in sospiri rassegnati di sognante sofferenza, mentre disperde le sue parole nel vento: “ho le braccia a pezzi a furia di abbracciare nuvole”.

                                                                                                    Maria Paola Puoti