La pittrice Iris De Pascale alla Pinacoteca Il Cuneo

L’Arte, tempio dell’anima

Antonella Iris De Pascale e i colori vivi dei moti dell’essere.

a cura di Maria Paola Puoti

L’arte è il respiro dell’anima, s’insinua tra le fibre dei corpi come le scie delle tempere invischiano le fragili barriere dei riquadri telati. Incrostandosi, intrappolano sospeso un guizzo di gesto, un momento, una pulsazione. Lo sguardo vagava saettante in continue danze senza posa, sabato 22 Maggio alla mostra delle opere dell’artista Antonella Iris De Pascale, ospitate nella Pinacoteca d’Arte il “Cuneo” di S. Maria a Vico, magistralmente diretta dal Prof. Pietro Nuzzo. Una melodia iniziale si levava timida tra i presenti, carezzando il silenzio estasiato, mentre il conduttore dell’evento Mimì Campagnuolo volteggiava con l’artista in un lento come a preparare gli animi all’arte e a spegnere i cortocircuiti del frenetico quotidiano. Davanti alle opere nasceva l’esigenza di scrutarsi dentro.  Di non temere di pizzicare corde dell’anima spesso messe a tacere per la paura di sentire, di valicare un limite confortevole, di rivivere dolori o emozioni senza etichette, senza nome. Aprirsi a un ricordo lontano che fa pizzicare gli occhi o il battito accelerato allo sfioramento velato di un amore passato, imprigionato da un continuo voler “superare”.  Imparare a conoscersi senza trattenersi, senza tenere nulla per noi, così i colori vividi delle opere addomesticano le sensazioni. Le pennellate si mescolano agli sguardi della luce come i profumi speziati solleticano le lenzuola che sciorinano al sole di Malaga, tra i lamenti di un violino lontano e il vociare della vita che brulica nei passanti. Le ragnatele di tela mostrano alberi animati dai volti umani, dal sentire emotivo di un universo complesso. Un panismo arcano di miti lontani, l’eco nascosta di un “io” senza tempo, pare annidarsi nelle voci sparse di un flauto di pan tra i campi di grano dorato lambiti dal vento. Striscianti passi gitani sentivano il cuore della terra in ritmi ondulati tra le fiamme striscianti dei focolai, negli occhi senza fondo, la continua ricerca di sé. Emozioni perse alla bocca dello stomaco, suoni lontani, ricordi passati, sorrisi del cuore, profumi che ricordano. L’arte ci sussurra all’orecchio, ci conforta quando smarriamo la strada per ritornare a noi.