Giuseppe Rava alla Pinacoteca Il Cuneo

      Le cicatrici di battaglie che la Storia si porta addosso

Servizio a cura di Maria Paola Puoti

La storia s’accarezza le cicatrici con mano di mamma e sulle labbra piene le aleggia l’ombra di un sorriso dai sentimenti datati. Posandosi la punta dell’indice su ogni ferita d’argento, di cui la sua pelle è costellata, rivive ogni volta nel ricordo. Le opere del Maestro Rava sono schegge di storia rubate al tempo ove le tele sono terre di scontro e di vite affamate di conquista. Avvicinarsi alle opere, fermarsi ad ascoltare è il dono destinato allo spettatore. Quasi si può udire nell’aria il clangore di spade sguainate e il lamento metallico delle lame nel tagliarsi reciprocamente. Urla s’insinuano tra le rovine dei campi di battaglia dove l’aria è macchiata di sabbia e grosse ruote di carri macinano distanze bramando lo scontro tra corpi. Volti distorti in smorfie di guerra, la vittoria canta come sirena nelle vene, ribollendo fremente. Sguardi spalancati e velati di nessuna pietà. In lontananza gorgoglii cavi di tamburi bucano il suono cadenzando i passi marziali di nessuna paura e decisioni già prese. Criniere al vento di cavalli, disciolte in continue danze senza posa. Brina fumante da narici dilatate per la corsa, sfuma nei tonfi sordi degli zoccoli attutiti dalla neve rappresa.  Alti Nitriti squarciano il cielo e i denti nel morso sfregano mordendo feroci la nebbia. Briglie trattenute in un pugno serrato mentre i cavalieri spronano in moti ondosi la danza per la vittoria più antica del mondo. Stolida la Storia assiste alle sanguinose guerre di figli smaniosi di esserle nella mente. Le tele di Rava abbracciano battaglie senza fine, lampi eterni dell’animo umano.